NOVITÀ – Legittimazione passiva amministratore

NOVITÀ – Legittimazione passiva amministratore

NOVITÀ – Legittimazione passiva amministratore

AVV. ANNA NICOLA

LA LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELL’AMMINISTRATORE

Molto si discute sulla legittimazione passiva dell’amministratore

Quando gli viene notificato un atto processuale, la prima domanda che si pone è se ha autonomi poteri per resistere in giudizio a nome e per conto del Condominio o se questi sono esclusivamente di promanazione dell’assemblea

Propendere per l’una o l’altra corrente di pensiero ha i suoi rilievi sia pratici, sia giuridici

Se si ritiene che si tratti di questione attinente a poteri dell’amministratore, questi può ex se rivolgersi al legale al fine di approntare la difesa dell’edificio, stando in causa lui personalmente senza previa deliberazione

Non così nel caso in cui siano questioni che esulano dalla sfera delle sue attribuzioni: in questo caso deve ottenere il placet assembleare per dar corso alla difesa dell’edificio

In caso di termini brevi entro cui costituirsi, l’amministratore può costituirsi ex se per non incorrere in decadenze ma deve simultaneamente convocare l’assemblea al fine di ottenere velocemente la ratifica del suo operato e l’autorizzazione a proseguire il giudizio

Questi principi generali diventano delicati quando devono essere applicati ai casi concreti

Ci si deve chiedere quali siano i poteri autonomi dell’amministratore e quali fattispecie esorbitano da essi. Il riferimento di base è l’art. 1130 c.c., che attiene ai poteri di diritto sostanziale dell’amministratore e che trovano il loro specchio in ambito processuale nell’art. 1131 c.c.

A seconda della risposta che si fornisce, si procederà autonomamente o si convocherà l’assemblea per ottenere l’autorizzazione

Vediamo i casi giurisprudenziali, premettendo che l’orientamento maggioritario sottolinea che l’art. 1131, comma 2, che prevede che l’amministratore “può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio”, deve essere interpretato nel senso che l’amministratore, quale “mandatario ex lege”, non necessita di alcuna autorizzazione dell’assemblea per resistere in giudizio e per proporre le impugnazioni necessarie.

Così si legge nella decisione della Suprema Corte n. 1451/2014: “…Il Collegio è dell’avviso che, nella propria sfera di competenze (ordinarie o incrementate dall’assemblea), l’amministratore è munito di poteri di rappresentanza processuale ad agire e resistere senza necessità di alcuna autorizzazione. Come ha osservato il pubblico ministero in sede di discussione del ricorso, sarebbe infatti veramente defatigatorio, nell’ottica di un assurdo “iperassemblearismo”, che l’amministratore fosse costretto a convocare ogni volta i condomini al fine di ottenere il nulla osta, ad esempio, per agire o resistere al monitorio sul pagamento degli oneri condominiali

Così è ritenuto in ambito di giudizio monitorio e sua opposizione: l’amministratore sta in giudizio autonomamente

A livello generale, è fatto noto che rientra tra i compiti del mandatario dei condominiquello di riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni” (art. 1130, primo comma n. 3, c.c.).
Nello specifico, “ … è risaputo, infatti, che l’amministratore del condominio è competente a riscuotere i contributi dai singoli condomini, in base alla ripartizione approvata dall’assemblea, o anche in difetto del piano di riparto approvato, senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte del collegio; che l’amministratore è, quindi, legittimato a promuovere il procedimento monitorio ed a resistere alla opposizione al decreto ingiuntivo (Cass. n. 14665/99).

Infatti “ … nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente ha la posizione processuale del convenuto (si veda per tutte Cass. Civ. Sez. 2 sent. n. 12622 del 24 maggio 2010) Si tratta, pertanto, di una delibera concernente una lite passiva adottata in seconda convocazione, per la quale è sufficiente il voto che rappresenti un terzo dei partecipanti al condominio e un terzo del valore millesimale. Inoltre l’amministratore che proceda a tale opposizione non ha la necessità di essere autorizzato dall’assemblea condominiale, ai sensi dell’art. 1131, secondo comma, c.c….”(Trib. Bari n. 2692/10).

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente ha la posizione processuale del convenuto; pertanto l’amministratore di condominio che proceda a tale opposizione non ha la necessità di essere autorizzato dall’assemblea condominiale, ai sensi dell’art. 1131, secondo comma, cod. civ. … l’amministratore del condominio era legittimato passivo in relazione a tutte le domande proposte nei confronti del condominio per cui, destinatario del decreto ingiuntivo, era legittimato sia a proporre opposizione sia a proporre appello anche in difetto di autorizzazione assembleare … Infatti, poichè l’opponente a decreto ingiuntivo ha la posizione processuale di convenuto e così legittimato passivo rispetto alla pretesa azionata con il ricorso monitorio, l’amministratore di un condominio che proceda a siffatta opposizione non ha necessità della autorizzazione dell’assemblea condominiale a termini dell’art. 1131 c.c., comma 2. “ (App. Torino, 26/01/2004)

Ciò in quanto “la rappresentanza processuale dell’amministratore del condominio dal alto passivo, ai sensi del secondo comma dell’art. 1131 c.c., non incontra limiti quando le domande proposte contro il condominio riguardano le parti comuni dell’edificio” (così Cass.5203 del 1986, conf. Cass. n. 8286 del 2005)

Nel caso specifico di opposizione alle ingiunzioni di cui sopra, “ l’amministratore del condominio altro non ha fatto che contestare la sussistenza del diritto di credito fatto valere dall’opposto eccependo la mancanza di valide prove a sostegno di tale asserito credito e/o l’erroneità dei conteggi sviluppati.” (Cass. 12622/2010)

Come di recente affermato dal Supremo Collegio (Cass.
10 novembre 2010, n. 22886 e Cass., n. 9093 del 16/04/2007) “La conclusione cui è pervenuto il primo giudice appare corretta e conforme alla giurisprudenza prevalente di questa Corte – alla quale si ritiene di dover aderire – secondo cui nessuna limitazione sussiste in relazione alla legittimazione dal lato passivo dell’amministratore per qualsiasi azione anche di natura reale, promossa contro il Condominio, da terzi (o anche dal singolo condomino) in ordine alle parti comuni dell’edificio. In tal caso, l’amministratore ha il solo obbligo di mera rilevanza interna e non incidente sui suoi poteri rappresentativi processuali, di riferire all’assemblea, con la conseguenza che la sua presenza in giudizio esclude la necessità del litisconsorzio nei confronti di tutti i condomini.”

Lo stesso dicasi, ad esempio, per il resistere a un’impugnativa del deliberato assembleare (Cass. 4900.1998; Cass. 8286.2005; Cass. 18331.2010)

Persino nei giudizi relativi alle parti comuni, promossi da terzi o anche da un singolo condomino, la legittimazione passiva dell’amministratore di condominio è senza limiti: la sua partecipazione non necessita di autorizzazione da parte dell’assemblea condominiale ed esclude il litisconsorzio necessario di tutti i condomini. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 4 ottobre 2012, n. 16901.

Così ancora: “ai sensi dell’art. 1131 c.c., comma 2, la legittimazione passiva dell’amministratore del condominio a resistere in giudizio, esclusiva o concorrente con quella dei condomini, non incontra limiti e sussiste anche in ordine alle azioni di natura reale relative alle parti comuni dell’edificio, promosse contro il condominio da terzi o anche dal singolo condomino; in tal caso, l’amministratore ha il solo obbligo, di mera rilevanza interna e non incidente sui suoi poteri rappresentativi processuali, di riferire all’assemblea, con la conseguenza che la sua presenza in giudizio esclude la necessità del litisconsorzio nei confronti di tutti i condomini.” (Cass. 16901/2012)

In questi casi il riferire alla prima assemblea utile si qualifica come obbligo di mera rilevanza interna e non incidente sui suoi poteri rappresentativi processuali, sanzionato dalla possibile revoca del mandato e risarcimento del danno (ex multis, Cass. 16.4.2007, n. 9093; Cass. 16901.2012).

Occorre ricordare l’intervento della Cassazione a Sezioni Unite del 6 agosto 2010, n. 18331 che pareva aver adottato una soluzione più vicina all’orientamento minoritario, cioè a chi riteneva necessaria la previa delibera autorizzativa.

Secondo le Sezioni Unite, infatti, “l’amministratore di condominio, in base al disposto dell’art. 1131 c.c., comma 2 e 3, può anche costituirsi in giudizio e impugnare la sentenza sfavorevole senza previa autorizzazione dall’assemblea, ma dovrà, in tal caso, ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell’assemblea per evitare pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione ovvero di impugnazione”.

Ciò in quanto l’assemblea è l’organo supremo dell’edificio, a cui spettano tutte le decisioni, garantendo il diritto dei condomini di dissentire rispetto alle liti ai sensi dell’art. 1132 c.c. e assicurando comunque la tempestiva e urgente difesa (onde evitare decadenze e preclusioni) dei diritti inerenti le parti comuni dell’edificio.

La giurisprudenza maggioritaria ha scavalcato l’ostacolo di questa decisione con il seguente ragionamento: “… sarebbe infatti veramente defatigatorio, nell’ottica di un assurdo “iperassemblearismo”, che l’amministratore fosse costretto a convocare ogni volta i condomini al fine di ottenere il nulla osta, ad esempio, per agire o resistere al monitorio sul pagamento degli oneri condominialiA questa conclusione non è di ostacolo il principio, enunciato dalle Sezioni Unite (sentenza 6 agosto 2010, n. 18331), secondo cui l’amministratore del condominio, potendo essere convenuto nei giudizi relativi alle parti comuni ma essendo tenuto a dare senza indugio notizia all’assemblea della citazione e del provvedimento che esorbiti dai suoi poteri, ai sensi dell’articolo 1131 cod. civ., commi 2 e 3, può bensì costituirsi in giudizio e impugnare la sentenza sfavorevole senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea, ma deve, in tale ipotesi, ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell’assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione ovvero di impugnazione. L’ambito applicativo del dictum delle Sezioni Unite – con la regola, da esse esplicitata, della necessità dell’autorizzazione assembleare, sia pure in sede di successiva ratifica – si riferisce, espressamente, a quei giudizi che esorbitano dai poteri dell’amministratore ai sensi dell’articolo 1131 cod. civ., commi 2 e 3….” (Suprema Corte n. 1451/2014)

 

La legittimazione dell’amministratore, quale rappresentante del condominio, non priva in ogni caso “i singoli partecipanti della facoltà di agire a difesa dei diritti, esclusivi o comuni, inerenti all’edificio condominiale. Ne consegue che ciascun condomino è legittimato ad impugnare personalmente, anche per cassazione, la sentenza sfavorevole emessa nei confronti della collettività condominiale, ove non vi provveda l’amministratore“, al fine di evitare gli effetti sfavorevoli del provvedimento per il condominio, ovvero intervenire nei giudizi in cui la difesa sia stata assunta dall’amministratore (Cass. n. 1011/2010; n. 6881/1986).