Mediazione obbligatoria delegata in Condominio, anche se il rito è a cognizione sommaria

Mediazione obbligatoria delegata in Condominio, anche se il rito è a cognizione sommaria

Mediazione obbligatoria delegata in Condominio, anche se il rito è a cognizione sommaria

La mediazione è condizione di procedibilità dell’azione, e quindi procedimento obbligatorio, in ragione dell’oggetto del contendere.
Da ciò consegue che anche per il giudizio sommario di cognizione ex art. 702 bis c.p.c. deve trovare applicazione il procedimento mediaconcilaitivo: non è la tipologia di rito a stabilire l’obbligatorietà del procedimento di mediazione, bensì la natura della vertenza.
Questa è la decisione del Tribunale di Torino del 23 marzo 2015
Nel caso in esame il condominio, in persona del suo amministratore, lamentava nei confronti di due condomini la mancata demolizione e rimozione delle opere da questi realizzate nel sottotetto dell’edificio. Su queste basi promuoveva il giudizio sommario di cognizione ex art. 702 cpc chiedendo la loro condanna alla rimozione del manufatto e al ripristino dello status quo ante.
I condomini convenuti si costituivano rilevando l’improcedibilità della domanda giudiziale, non avendo previamente adito il condominio l’organismo di mediazione: essendo l’ggetto della controversia una fattispecie condominiale, la mediazione è da ritenersi quale condizione di procedibilità dell’azione del condominio, pur in sede di contenzioso sommario.
Il giudice ha aderito a questa eccezione, rimettendo con ordinanza le parti in sede di mediazione, assegnando alle parti il termine di legge di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.
La parte motiva della decisione è la seguente: “…rilevato che, secondo la giurisprudenza che appare prevalente, anche nel processo sommario di cognizione di cui all’art. 702 bis c.p.c. trova applicazione la mediazione obbligatoria, non essendo il rito a determinare l’obbligatorietà del procedimento di mediazione, bensì la natura della controversa (cfr. in tal senso: Tribunale Varese, sez. I, 20 gennaio 2012 in Giur. merito 2012, 5, 1077; Tribunale Genova, 18 novembre 2011 in Giur. merito 2012, 5, 1080); – rilevato che la presente causa ha ad oggetto una controversia in materia di condominio; – rilevato che, conseguentemente, trova applicazione l’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n. 28/2010 (inserito dall’art. 84, comma 1, lett. b, d.l. 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013 n. 98), ai sensi del quale: “1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128 – bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L ’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. La presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore. Al termine di due anni dalla medesima data di entrata in vigore è attivato su iniziativa del Ministero della giustizia il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 . Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.”; – rilevato che, pertanto, deve assegnarsi alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissarsi la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art. 6 d.lgs. n. 28/2010 (come sostituito dall’art. 84, comma 1, lettere f ed f – bis, d.l. 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013 n. 98), ai sensi del quale: “1. Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi. 2. Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del sesto o del settimo periodo del comma 1-bis dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5, non è soggetto a sospensione feriale….”